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Seminario in Lanusei: 27 febbraio 2026, h 15:30/19:30 – Palazzo di Giustizia di Lanusei. Evento gratuito in presenza.

Possono partecipare: Avvocati, praticanti Avvocati e Magistrati.

Area disciplinare: Deontologia – Informatica Giuridica.

N. 4 crediti formativi in materia deontologica.

Relatori: Avv. Marco Piroddi (Foro di Lanusei) – Dott. Alessandro Polese (Interlaw.it).

Delibera n. 2 del 23_01_2026

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Creato il Per La Redazione

“L'Intelligenza artificiale nella professione legale. Opportunità e rischi. Profili deontologici e di responsabilità”

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1. In Italia esiste una legge sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale?

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2. Nell'ambito dello sviluppo di un sistema di intelligenza artificiale, in cosa consiste l'allenamento di un algoritmo?

3 / 10

3. E’ consentito l’utilizzo dell’IA da parte di un Giudice per produrre la decisione sull’interpretazione e applicazione della legge?

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4. Cosa è il BIAS?

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5. E’ consentito in ambito giudiziario l’utilizzo dell’IA per lo svolgimento di compiti di Cancelleria e attività amministrativa?

6 / 10

6. Può essere considerata deontologicamente corretta la condotta di un Avvocato che, per impostare l’attività giudiziale di difesa del proprio assistito, si affida e utilizza una risposta frutto dell’IA senza effettuare adeguato controllo e verifica critica?

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7. E’ previsto normativamente un obbligo di informativa da parte dell’Avvocato al proprio assistito sull’utilizzo di un sistema di IA nell’espletamento dell’incarico professionale ricevuto?

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8. Nella scelta delle banche dati utili all'addestramento dell'AI, quali sono i criteri migliori?

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9. Cosa potrebbe accadere se il Giudice utilizzasse un sistema di AI, per la redazione dei provvedimenti, affetto da Bias?

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10. In tema di conservazione e tracciabilità dei dati inseriti nell'IA, quale è il rischio maggiore?

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SINOSSI

L’emergere e la rapida diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale (IA) stanno trasformando radicalmente diversi settori della società, incluso quello forense. L’avvocatura contemporanea si trova ora dinanzi all’imperativo di confrontarsi con strumenti e applicazioni tecnologiche potenti e pervasive, capaci di incidere sul modo di esercitare la professione, di interpretare il diritto e di offrire tutela ai cittadini. Tale fenomeno solleva questioni cruciali di ordine deontologico, etico e giuridico che meritano un’attenta riflessione.

PARTE PRIMA
L’intelligenza artificiale: strumenti e contesto di applicazione nella pratica forense.
L’intelligenza artificiale comprende sistemi e applicazioni che permettono alle macchine di svolgere compiti normalmente affidati all’intelligenza umana, come l’analisi di testi, la previsione di esiti giudiziari, l’automazione di procedure, la ricerca giurisprudenziale e la redazione di atti. Nel contesto della professione forense, si va dalla semplice automazione della gestione documentale fino a software in grado di suggerire strategie processuali, analizzare sentenze e predisporre bozze di atti giudiziari.
L’adozione di tali strumenti può rappresentare un’opportunità preziosa per gli studi legali: riduzione dei tempi, aumento dell’efficienza, accesso semplificato a informazioni e banche dati, maggiore accuratezza nella ricerca e nella stesura di documenti. Tuttavia, il loro utilizzo non è esente da rischi e limiti che coinvolgono direttamente i principi della deontologia professionale dell’avvocatura.

Le sfide deontologiche emergenti.
Il quadro della deontologia professionale, benché già ricco di principi, dovrà probabilmente evolversi per rispondere alle nuove sfide poste dall’IA. Si pensi, ad esempio, all’obbligo di informare i clienti dell’eventuale utilizzo di strumenti automatizzati, alla necessità di garantire che la consulenza resti personale e non impersonale, ai limiti dell’uso di “pareri automatici”, al rischio di dipendenza tecnologica e alla responsabilità derivante da errori commessi da sistemi digitali.
Particolare attenzione dovrà essere riservata alle tematiche di trasparenza degli algoritmi, alla tracciabilità delle decisioni “assistite” e al riconoscimento dell’apporto umano come valore aggiunto, non sostituibile, nell’esercizio della professione forense.

PARTE SECONDA
Introduzione
Come prima accennato, viviamo in un’epoca di profonda trasformazione tecnologica, in cui l’Intelligenza Artificiale sta ridefinendo i confini di quasi tutte le professioni, compresa quella degli avvocati e delle avvocate. In questo scenario, nasce Giurimatrix, un progetto all’avanguardia interamente dedicato al settore legale, pensato per supportare chi esercita la professione forense nell’affrontare le sfide della contemporaneità.

Cos’è Giurimatrix?
Giurimatrix è una piattaforma di Intelligenza Artificiale sviluppata specificamente per i singoli avvocati, studi legali compositi e operatori del diritto, con l’obiettivo di rendere più efficienti, precisi e innovativi i processi della consulenza e della pratica giuridica. Non si tratta soltanto di un software di automazione, ma di una vera e propria estensione dell’attività forense, capace di apprendere, adattarsi, suggerire soluzioni e generare nuovi scenari interpretativi.

Come funziona Giurimatrix?
Al cuore di Giurimatrix c’è un motore di Intelligenza Artificiale basato su algoritmi di “machine learning” e “natural language processing“, addestrato su un’enorme mole di testi giuridici, sentenze, articoli scientifici e prassi forensi. Il sistema è in grado di apprendere dalle interazioni e dal feedback degli utenti, migliorando costantemente le sue performance.
Ogni funzione di Giurimatrix può essere personalizzata e integrata con i software gestionali già in uso negli studi, attraverso API dedicate e un’interfaccia user-friendly. L’accesso è garantito tramite piattaforma web, con versioni ottimizzate anche per dispositivi mobili, in modo da essere sempre operativo, ovunque e in qualsiasi momento.


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(entro e non oltre le h 12:00 del 26/02/2026)

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